La storia

Il Veneto è una di quelle regioni italiane che storicamente ha sempre avuto la maggiore vocazione all’avicoltura. Nel suo territorio sono fiorite numerose razze di polli, tacchini e faraone, molte delle quali ancora oggi esistenti.

Ma è nella provincia di Padova che è stata selezionata quella che per secoli è stato il vanto della Repubblica Veneziana prima e del Veneto poi: la Gallina di Polverara, per secoli chiamata anche Padovana e S-ciatta.

Polverara è un piccolo paese rurale situato a circa 15 Km da Padova. Le campagne qui erano costituite da piccoli appezzamenti di terreno, delimitati da fossati che si collegavano ai fiumi più grandi, e lungo i quali crescevano ricche siepi di alberi utilizzati dai contadini per ricavarne attrezzi, cibo, paleria e materiale da costruzione. In questi campi venivano coltivati mais, grano e vari ortaggi, oltre a essere sedi di ricchi vigneti. Lungo i fiumi e i canali venivano allevate oche e anatre, mentre dalle querce piantate lungo le rive si ricavavano ghiande apprezzate sia per l’allevamento dei maiali sia come cibo per il pollame locale. Già, ma quale pollame si allevava a Polverara? E da dove veniva la razza che avrebbe preso il nome da questo paese?

Bisogna sapere che a Polverara sorgevano alcuni monasteri benedettini. Qui i monaci allevavano animali da cortile e coltivavano la terra. Non solo, questi monasteri erano luogo di sosta e ristoro per pellegrini e studenti che dall’Est Europa si muovevano verso Padova e altre importanti città della zona. Era usanza comune per quei viaggiatori portare con sé alcune galline che potessero fornire uova – e all’occorrenza anche carne – durante il viaggio, che di solito durava diverse settimane. Giunti presso i conventi per ristorarsi poteva succedere che decidessero di lasciare ai monaci i propri animali e di scambiarli con alcuni di quelli allevati dai Benedettini. Probabilmente arrivarono così, nelle terre del padovano, le prime galline ciuffate provenienti dai Paesi dell’est. Qui ben presto vennero incrociate col pollame locale fino a dar vita a una nuova razza, che prese il nome di Padovana o Polverara. Qualcuno, viste le sue origini, la denominarono S-ciatta, ovverosia “di nobile schiatta, di nobili origini”, per differenziarla dai polli comuni della zona.

Solo verso la fine del XIV secolo compare una prima rappresentazione artistica di questi animali: una cioccia ciuffata che porta al pascolo i suoi pulcini, dipinta in un affresco nell’Oratorio di San Michele Arcangelo. Le dimensioni degli animali di allora erano certamente molto maggiori di adesso. Le Galline di Polverara erano da molti considerate le galline più grandi della penisola italiana. I commercianti padovani prima e quelli veneziani poi resero la razza famosa sui mercati avicoli d’Italia e d’Europa, rendendola un ingrediente ricercatissimo per le tavole di nobili e potenti.

Quando Maometto II conquistò Costantinopoli, sottraendola quale polo commerciale ai mercanti veneziani, il Senato della Serenissima Repubblica gli inviò un tributo sostanzioso, tra cui figuravano anche le Galline di Polverara. E Galileo Galilei, il grande fisico, durante il suo soggiorno padovano acquistò per le proprie cene conviviali galli e galline di Polverara. Anche Isabella d’Este ne mandò a cercare qualche soggetto per il proprio serraglio, così come dei capi erano presenti anche nelle tenute dei Medici, in Toscana.

Insomma, la Gallina di Polverara era a tutti gli effetti una delle razze di polli più ricercate d’Italia, e commerciata dai Veneziani anche in Europa del Nord (Fiandre) e in Albania. Un successo che però non portò mai la razza ad aumentare di numero: sempre pochissimi erano infatti gli allevatori del paese di Polverara che potevano dire di averla in purezza. Solo 3 o 4 famiglie del paese infatti la allevavano, e cedevano con riluttanza capi puri in giro, mentre era comune trovare nel padovano incroci di questa razza coi polli locali. Proprio da questi incroci successivamente vennero selezionate, nella zona, altre razze come la Cappellona, dotata di ciuffo, e la Boffa, caraterizzata da folta barba e favoriti.

Purtroppo l’isolamento sempre più spinto fece lentamente perdere alla Gallina di Polverara molte delle sue caratteristiche.

Tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo della gloriosa razza restava poco più del ricordo, e la I Guerra Mondiale contribuì allo sfacelo. Verso la fine degli anni 20 del ‘900 restavano in paese non più di 3 capi puri, dai quali un piccolo gruppo di allevatori restituì alla città 6 gruppi di riproduttori da affidare ad altrettante famiglie. Altri allevatori invece percorrendo una differente strada ricostituirono la Gallina di Polverara partendo da incroci reperiti nel padovano e nel veneziano, e giunsero persino a farne mostra all’esposizione Internazionale del Crystal Palace, a Londra, nel 1930.

Ma ancora una volta la guerra venne a interferire coi progetti di recupero della razza. Negli anni ’50 l’avvento degli ibridi commerciali finì col ridurre al lumicino tutte le razze tradizionali venete, provocandone in molti casi l’estinzione. La Polverara non seguì sorte diversa: si ridusse di numero sempre più fino a che, negli anni 80 del ‘900, quasi tutti gli allevatori rinunciarono a tenerla, eccetto un avicoltore padovano che continuava a serbarne qualche esemplare.

É proprio alla fine degli anni 80 e all’inzio degli anni 90 che per la Polverara si riaccende la speranza. Il ragionier Antonio Fernando Trivellato, infatti, decide di dar nuova vita alla razza presso la propria masseria a Polverara. Con fatica, programmando opportuni incroci, recuperando sul territorio qualche capo puro e con un lungo e difficile lavoro di selezione, egli riuscì a ricostituire la Gallina di Polverara iniziando poi anche l’opera di diffusione sul territorio di soggetti, uova e pulcini. Anche le istituzioni iniziarono a interessarsi alla razza, e diversi Istituti Agrari iniziarono ad allevarla. Inoltre il rag. Trivellato, ispirandosi a un antico catalogo avicolo di inizi ‘900, ha ricostituito altre livree della Polverara da tempo scomparse, come la barrata e la camosciata.

Ma nuovamente la Polverara sembra essere minacciata da un pericolo subdolo: la perdita di alcune caratteristiche di razza, la diminuzione della taglia, incroci incontrollati da parte di privati allevatori per cercare di constrastare una crescente consanguineità dei soggetti. Nonostante questo, presso l’Agrimuseo La Masseria di Luca e Antonio Fernando Trivellato la Gallina di Polverara è ancora allevata e selezionata, con l’intento di non far scomparire una delle razze avicole italiane dalla storia più nobile e antica.